Il Ponte delle Spie

il-ponte-delle-spieLa chiamano costituzione. E’ ciò che ci rende americani.
Si potrebbe partire da qui, da questa frase pronunciata dall’avvocato Donovan (Tom Hanks) per parlare di Il ponte delle spie, l’ultimo uscito dal cappello magico di Steven Spielberg. Parlare dell’essere americani, ieri e oggi, di valori scolpiti e poi traslati. A volte dimenticati. Si potrebbe proseguire riassumendo contorni e essenza di questo film. Impianto classico (alla Hitchcock per dire un nome così), e lievemente nostalgico, sviluppo contemporaneo dai tratti universali. Per essere più chiari: l’abilità di 1449239880_8-590x393Spielberg consiste proprio nel costruire un ingranaggio attento e preciso. Verrebbe da dire di ferro, pensando a una facile metafora con l’epoca in cui è ambientato. Siamo negli anni ’50, alla fine. Donovan è un avvocato, si occupa prevalentemente di assicurazioni. Rudolf Abel dipinge quadri ed è accusato di essere una spia russa. Le strade si incrociano e Donovan dovrà difendere Abel e lo farà in modo encomiabile, perché ad ogni cittadino deve essere garantita la migliore difesa. Nel frattempo, in territorio sovietico, un aereo militare americano viene abbattuto e il pilota fatto prigioniero.
12467-99Inutile discutere la forza della trama. Il ponte delle spie è un film solido, dalla sceneggiatura calibrata. Scorrono fluidi i 140 minuti, merito anche dei fratelli Coen (e Matt Charman) che hanno saputo infondere umorismo e leggerezza. E poi il Donovan di Tom Hanks, quell’everyman, uomo qualunque deciso a fare la cosa giusta al momento giusto con quel briciolo di irriverenza, superficialità e coraggio. Sono questi i personaggi a calzare il cinema, come il guanto che ritorna alla mano perfetta. Questo Tom Hanks, già celebrato in più momenti nella sua lunga carriera, si candida a minare le aspettative di Di Caprio (Revenant) e Fassbender (Jobs) ai prossimi Oscar. E lo stesso si potrebbe dire di Marc Rylance, mimetico interprete meraviglioso. cinema-il-ponte-delle-spie-05
Ma per comprendere la forza, il peso sociologico di questo film basterebbe concentrare la nostra attenzione sulle primissime immagini. Abel che dipinge il proprio autoritratto. Che faccia ha una spia? Che faccia ha ciascuno di noi? Un’immagine che è sintesi di un dubbio contemporaneo, che è concentrazione di disillusione. E molto altro.

voto
♥♥♥♥ /♥♥♥♥♥

Decisamente il miglior film del weekend.
Quindi non Star Wars. Ecco perché! A questo link

PS: avevo già stilato la top10 dei film del 2015.
Se non l’avessi fatto, Il Ponte delle spie ci entrava di diritto!!!

alessandro venier

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