L’Ultimo Lupo

'L'ultimo lupo' di Jean-Jacques Annaud - DA E PER CRISTALLISono le steppe della Mongolia Interna, ma potrebbero essere i Monti Sibillini, o le grandi pianure dell’America Settentrionale. E’ una storia universale, il racconto di un massacro che è parte del nostro essere. Nessuno escluso.
chen_zhen_and_his_wolf_2_Parlano i dati. Ancora oggi, a quasi quaranta anni dalle primi leggi di tutela in Italia, molti lupi vengono massacrati, uccisi a colpi di fucile, investiti con furgoni, strangolati con lacci e mutilati dalle tagliole. O avvelenati. In Italia se ne uccidono 200 ogni anno. Il lupo è temuto, a lui vengono imputati crimini tremendi, inventati o frutto di suggestione. Il lupo è nocivo, dicono. Eppure, basterebbe guardare l’ecosistema per capirne il ruolo fondamentale. Non servono documentari o studi approfonditi, le leggi della natura da sempre regolano il nostro pianeta. Non bisogna capirle, esistono.
wolf-le-dernier-loup-jean-jacques-annaud-image-4Nella Mongolia arriva il comunismo cinese e le sue manie di cambiamento. Una trasformazione obbligata, un’uguaglianza che sa di appiattimento. E rovina. Il giovane Chen Zen viene inviato in un piccolo villaggio nomade per portare l’istruzione. In questa terra che purtroppo è “frontiera”, Chen Zen apprenderà l’equilibrio della natura e quello dell’anima mentre i suoi “colleghi” di Pechino distruggeranno per permettere l’avanzata del progresso, modificando l’ecosistema. Un ecosistema alterato anche dalla scelta di Chen Zen di allevare un cucciolo di lupo.
maxresdefaultNon si può allevare un Dio per farne uno schiavo, dicono i saggi al giovane e inesperto ragazzo di città. E infatti, fa sorridere la campagna del WWF dal titolo “Adotta un Lupo”. Nobile intento, si capisce, ma forse si poteva trovare un’altra forma. Come si poteva trovare una soluzione meno favolistica per il film. La visione di Annaud è d’antico regime, toni universali, adatti a un pubblico giovane, da lacrima facile. Un ibrido tra il popolare e il documentaristico. Il rollercoaster è incerto, ma la poesia sopravvive.
IMG_5598-©-BAI-LONG_optTrionfano la bellezza dei luoghi, gli ampi spazi che si adeguano al bisogno dell’anima di liberarsi. Gli ampi spazi in cui i lupi governano e il cinema si mette al loro servizio. Quella è la forza, non si può governare il regno animale. Quando Annaud prova a piegare la vita agli schemi popolari del cinema, il film ne risente. Il rischio è la banalizzazione concettuale, lo stereotipo narrativo. Quando, invece, la “maschera” (addestratori e anni di lavoro) viene nascosta, il potere della meraviglia cinematografica vince. E a colpire 41468_pplè la storia della lavorazione. Tre anni di addestramento prima di girare la prima scena aprono un dibattito sulla veridicità del cinema. In un mondo che vive grazie alla facile riproduzione e moltiplicazione in computer grafica, realizzare un film con 25 lupi veri è una lezione di sopravvivenza. A essere nascosti dalla tecnologia sono gli addestratori in tuta blu. Una scelta selvaggia per salvare il suicidio del nostro pianeta.  Da mostrare ai ragazzi.
Monito contro l’ignoranza, L’ultimo lupo (e ancora una volta NON ringraziamo per la pessima traduzione) sa come far innamorare.
Ma non è un crimine.
Anche questo è cinema.

voto
♥♥♥ / ♥♥♥♥♥

alessandro venier 

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3 pensieri su “L’Ultimo Lupo

  1. Tutto vero, il film mi è piaciuto molto… ma il finale… poteva giocarselo meglio non trovi? (soprattutto l’ultima sequenza)

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